I'll miss you when I scroll away. Romane de Watteville
A cura di: Lucrezia Calabrò Visconti
Inaugurazione:
14 aprile 2026
18:00 – 20:00
Mostra in corso:
15 aprile – 4 luglio 2026
lun, mar, mer, ven: 11:00 – 17:00 gio: 11:00 – 20:00 sab: 14:00 – 18:00
Press release

In occasione della Milano Art Week e della Milano Design Week, Istituto Svizzero presenta la prima mostra personale istituzionale in Italia dell’artista Romane de Watteville (1993, Losanna). La mostra prende la forma di un’installazione ambientale sviluppata appositamente per gli spazi dell’Istituto Svizzero a Milano, intitolata "I’ll miss you when I scroll away".

 

Il lavoro di de Watteville si divide tra il piacere provocato dalla sua saturazione estetica e la sensazione di una discesa vertiginosa in un rabbit hole digitale. I suoi dipinti figurativi attingono voracemente a un’ampia serie di fonti, spaziando dalle iconografie della storia dell’arte, a motivi cinematografici, fino a immagini della moda e del design tratte dall’esperienza visuale quotidiana. Prelevati, dissociati e ricombinati sulla tela, i suoi soggetti sembrano filtrati attraverso la frammentazione della cultura digitale, producendo un campo percettivo sovraccarico e sottilmente allucinatorio.

 

La mostra di de Watteville all’Istituto Svizzero comprende un’installazione di paraventi modulari sproporzionatamente lunghi, che articolano una serie di pareti labirintiche nello spazio. Dipinti su entrambi i lati, i paraventi riecheggiano la logica narrativa dello scrolling online, richiamando al contempo forme di racconto progressivo pre-digitale.

 

I dipinti pieghevoli sembrano restituire la fine di una festa, il tempo ovattato che segue una celebrazione collettiva. La scena è dominata da ciò che resta di un banchetto, cosparso disordinatamente degli avanzi di una cena sontuosa, ora calpestati dai tacchi di protagonistə anonimə e abitati da figure grottesche, a segnalare che il tempo di festeggiare è finito. L’opulenza dei resti è resa meticolosamente dall’artista, il cui vocabolario visivo sovrappone un manierismo quasi tardo barocco a una sensibilità compositiva marcatamente cinematografica.

 

Lo scenario del “dopo-festa” evoca un senso di eccesso che sfocia nell’entropia, sul limite tra prosperità e autoindulgenza, celebrazione e collasso. L’accumulo di oggetti, immagini e memorie abbandonate acquisisce un’autonomia inattesa, rivelando i residui emotivi che restano attaccati alle cose, una volta che le abbiamo lasciate. Ciò che emerge è una forma di nostalgia istantanea: un senso di perdita modellato dalla spietata temporalità del consumo, in cui immagini e affetti scorrono continuamente, senza che ci sia dato incontrarle una seconda volta.

ISTITUTO SVIZZERO
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Via Del Vecchio Politecnico 3, 20121, Milano, MI, Italia
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